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Fabio Di Cocco: An Evening With Gershwin
Isma Record (Italia)

di Franz Falanga (www.altrisuoni.org) 

 

 

A parere di chi scrive, George Gershwin è ancora stato poco esplorato. Come anche, sempre a parere di chi scrive, affrontare da solo Gershwin è impresa quanto mai complessa e dall’esito imprevedibile. Fabio di Cocco in questo suo CD si è lanciato nell’avventura ed ha rischiato grosso, riuscendo a portare a casa la pelle, e riuscendo, alla fine dell’operazione, a uscirne con vari punti in più.
Chi sta scrivendo ha sempre presente, quando ascolta un brano jazz, l’aurea massima di Ellington, che tutti ormai conoscono, che se non c’è swing, è altro, e questo Fabio di Cocco lo sa benissimo, tanto da permettersi il lusso di criptare lo swing nei dieci brani che sono presenti su questo CD. Fabio di Cocco ha preso il toro per le corna e si è permesso dei lussi quanto mai rischiosi. Ha nascosto lo swing dei brani eseguiti da lui sotto una serie di armonie e di fraseggi che più rimandavano a una maniera di eseguire “classicamente” dei brani di musica fortemente connotata come quella di Gershwin. Si è permesso il lusso di manipolare le armonie gershwiniane fino a ricondurle nei pascoli che sono per lo più frequentati dai bisonti che ritengono la musica classica come la propria terra promessa e ha addirittura eliminato i forti e i piani quasi fossero troppo emblematici di una musica che comunemente viene chiamata jazz. Ha gestito uno straordinario materiale sonoro che ha nella propria riconoscibilità uno dei suoi punti di forza, fino a dargli una veste meno riconoscibile ma non per questo meno affascinante. Last but not least, ha ordinato i dieci brani secondo una sequenza logica che "costringe" chi ascolta a rendersi conto dell’organico sviluppo dell’intero progetto che “è” presente nel CD del quale noi stiamo parlando.
Operazione complessa e difficile, operazione che Fabio di Cocco ha portato in porto con grande sagacia e con grande padronanza della musica e dello strumento. Quando all’inizio egli è partito con un’aura classica che mi ha fatto ricordare Kenny Barron in “Misterioso” di Thelonious Monk, è immediatamente riuscito a non farsi catturare platealmente dallo swing per iniziare il suo svisante discorso ed ha così continuato, promettendo in continuazione, senza scoprirsi molto sul terreno jazzistico canonico, privilegiando piuttosto armonie alte che farebbero drizzare le orecchie ai cosiddetti classici e, in seguito, ha lanciato dei nano secondi di stride, come a dire, guardate che so che cosa è lo swing, guardate che so come gestire le variazioni sul tema in maniera jazzata!
E tutto questo in un silenzioso e misterioso crescendo. Non a caso il numero sette, "Summertime", e il numero otto, "S’wonderful", del CD hanno la maggior dose di swing e di variazioni esplicitate più del solito all’interno dell’intero CD.
E nell’ultimo brano, “The man I love”, Fabio di Cocco, sapendo ormai benissimo di rischiare il tutto per tutto, ha inondato il territorio degli ascoltatori con grandi armonie complesse e ardite, ancorchè caratterizzate da infinita tenerezza.
Un CD che va ascoltato e riascoltato per leggerne la sofisticata trama e la complessa genesi. Forse Gershwin lo avrebbe ascoltato/apprezzato con molta simpatia e compiacimento.


 

      

                

     

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