A parere di chi
scrive, George Gershwin è ancora stato poco
esplorato. Come anche, sempre a parere di chi scrive, affrontare
da solo Gershwin è impresa quanto mai complessa e dall’esito
imprevedibile. Fabio di Cocco in questo suo CD si
è lanciato nell’avventura ed ha rischiato grosso, riuscendo a
portare a casa la pelle, e riuscendo, alla fine dell’operazione, a
uscirne con vari punti in più.
Chi sta scrivendo ha sempre presente, quando ascolta un brano
jazz, l’aurea massima di Ellington, che tutti ormai conoscono, che
se non c’è swing, è altro, e questo Fabio di Cocco lo sa
benissimo, tanto da permettersi il lusso di criptare lo swing nei
dieci brani che sono presenti su questo CD. Fabio di Cocco ha
preso il toro per le corna e si è permesso dei lussi quanto mai
rischiosi. Ha nascosto lo swing dei brani eseguiti da lui sotto
una serie di armonie e di fraseggi che più rimandavano a una
maniera di eseguire “classicamente” dei brani di musica fortemente
connotata come quella di Gershwin. Si è permesso il lusso di
manipolare le armonie gershwiniane fino a ricondurle nei pascoli
che sono per lo più frequentati dai bisonti che ritengono la
musica classica come la propria terra promessa e ha addirittura
eliminato i forti e i piani quasi fossero troppo emblematici di
una musica che comunemente viene chiamata jazz. Ha gestito uno
straordinario materiale sonoro che ha nella propria
riconoscibilità uno dei suoi punti di forza, fino a dargli una
veste meno riconoscibile ma non per questo meno affascinante. Last
but not least, ha ordinato i dieci brani secondo una sequenza
logica che "costringe" chi ascolta a rendersi conto dell’organico
sviluppo dell’intero progetto che “è” presente nel CD del quale
noi stiamo parlando.
Operazione complessa e difficile, operazione che Fabio di Cocco ha
portato in porto con grande sagacia e con grande padronanza della
musica e dello strumento. Quando all’inizio egli è partito con
un’aura classica che mi ha fatto ricordare Kenny Barron in
“Misterioso” di Thelonious Monk, è immediatamente riuscito a non
farsi catturare platealmente dallo swing per iniziare il suo
svisante discorso ed ha così continuato, promettendo in
continuazione, senza scoprirsi molto sul terreno jazzistico
canonico, privilegiando piuttosto armonie alte che farebbero
drizzare le orecchie ai cosiddetti classici e, in seguito, ha
lanciato dei nano secondi di stride, come a dire, guardate che so
che cosa è lo swing, guardate che so come gestire le variazioni
sul tema in maniera jazzata!
E tutto questo in un silenzioso e misterioso crescendo. Non a caso
il numero sette, "Summertime", e il numero otto, "S’wonderful",
del CD hanno la maggior dose di swing e di variazioni esplicitate
più del solito all’interno dell’intero CD.
E nell’ultimo brano, “The man I love”, Fabio di Cocco, sapendo
ormai benissimo di rischiare il tutto per tutto, ha inondato il
territorio degli ascoltatori con grandi armonie complesse e
ardite, ancorchè caratterizzate da infinita tenerezza.
Un CD che va ascoltato e riascoltato per leggerne la sofisticata
trama e la complessa genesi. Forse Gershwin lo avrebbe
ascoltato/apprezzato con molta simpatia e compiacimento.