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Fabio DI Cocco
Made in Italy

CDJ 1089 2 - Panastudio Production - 2002.

Fabio DI Cocco: pianoforte
Andrea Avena: contrabbasso
Max De Lucia: batteria




Inizialmente ero abbastanza prevenuto verso questo CD, vuoi la grafica non particolarmente riuscita, vuoi il fatto che sembrava riproporre il solito clichè interpretativo di canzoni italiane in "jazz langauge" che sinceramente mi sembra una pratica fin troppo frequente e abusata della nostra discografia. Alla fine invece ascoltandolo mi sono accorto piacevolmente che il Di Cocco trio, non cerca niente di oleografico e di "piacione" ma fa veramente jazz, perché effettivamente svolge l'assunto armonico dei brani in un linguaggio non ambiguo né interpretativo ma effettivamente jazzistico nelle aperture, negli accenti e nello spirito. In pratica l'operazione consiste nel non far essere, se non nell'involucro, più la canzone che era prima, ma nel dare l'occasione per far decollare le possibilità interpretative che appunto, può offrire la rilettura del punto di vista del jazz. Si veda per esempio nei begli arrangiamenti di Tienimi dentro te di F. Concato, che già partiva armonicamente in modo "privilegiato" per il jazzista e si trasforma in un delizioso "fast" o di Storia d'amore di Celentano che diventa uno stranissimo e intrigante "latin" dove la melodia è completamente "spostata" e l'armonia si destruttura in un bel gioco di contrappunti con il contrabbasso e il drumming spezzettato.
Alla fine il gioco diventa intrigante e ti viene la curiosità di capire che soluzione verrà trovata per dipanare ad es. un brano bello e banale come La gatta di Gino Paoli che viene stirato, preso, per i capelli, spezzato ma non perde mai il suo senso e diventa l'occasione per un bel solo. Cosa resta della canzone … sinceramente nulla, se non la citazione ricorrente della progressione melodica più famosa della canzonetta italiana. Tu si 'na cosa grande di Modugno riprende la logica latin ma è leggermente più "appesantita" senza ironie ; Parlami d'amore Mariù diventa una milonga affascinante. Tra le meno riuscite citerei Generale di De Gregori, che forse si dilunga un po' o anche Agnese di Ivan Graziani, forse perché entrambe restano troppo legate all'origine, o ad un "mood" costante mentre tra le più belle citerei, oltre al brano di Concato e quello di Celentano, Voglio vivere così di D'Anzi, direi riuscitissima e divertente e La canzone di Marinella di De Andrè.
Insomma una operazione piacevole ed intelligente che ci mostra un pianista giovane ma smaliziato, in grado di sostenere egregiamente l'operazione e un trio che marcia bene con i bravi e puntuali Avena e De Lucia. E' positivo il fatto che la canzone sia presa non per quello che è ma per quello che potrebbe essere, senza cedimenti, ma resta un po' il dubbio sulla prospettiva finale dell'operazione che non ha particolari orizzonti di senso. Credo che però l'intelligenza di Di Cocco e anche la sua indubbia bravura saprà trovare altri piacevoli modi per far parlare di sé.

Antongiulio Zimarino - Jazz Convention Year 2003